Giovani Palestinesi d’Italia – Viterbo, 12/04/2026
TESTO PRESENTAZIONE /DOSSIER COMPLETO

Condividere le informazioni chiave del dossier – come strumento di lavoro (toolkit), non come punto di arrivo – sviluppando proposte tattiche e strategiche per il territorio.
Costruire la mobilitazione attorno al dossier per noi significa:
● Portare avanti la ricerca
● Collaborare nei territori con organizzazioni e sindacati
● Integrare i risultati in una coscienza politica in via di sviluppo per la liberazione della Palestina
● Collegare la lotta anti-imperialista alla politica interna e ai movimenti nazionali
● Centrare la diaspora palestinese e la Palestina stessa in questa lotta
● Attraversare diversi contesti politici con le informazioni per organizzare su larga scala
● Rendere le organizzazioni autonome nello sviluppo del proprio lavoro e della propria ricerca sul territorio
Stiamo entrando in una nuova fase in cui gli Stati Uniti e Israele hanno esteso i loro fronti di guerra “calda” verso l’Iran e il Libano. Questa è una guerra che Netanyahu cerca da oltre 20 anni. Questa guerra non è uno sviluppo isolato, ma una continuazione ed escalation delle ambizioni coloniali di insediamento nella regione e una risposta al loro fallimento nel raggiungere i propri obiettivi nel genocidio a Gaza, vale a dire: sradicare ogni resistenza e installare un potere proxy.
Il “Board of Peace” (Consiglio per la Pace) è una parte fondamentale che permette l’escalation nella regione ed è progettato per forzare il disarmo e la sottomissione. In questo momento, sta cercando di prendere tempo e spazio affinché Israele e gli Stati Uniti possano fare guerra sugli altri fronti che minacciano la loro dominazione regionale.
Il progetto coloniale di insediamento sionista, che continua da oltre 75 anni, è parte della spinta imperialista occidentale per terra, risorse e primato globale, opponendosi a qualsiasi possibilità di un mondo multipolare in cui gli Stati Uniti non siano dominanti. La supremazia razzista e l’islamofobia sono centrali nelle narrazioni occidentali che sostengono e costruiscono complicità con l’imperialismo. Questa logica imperialista collega: l’assedio continuato a Cuba, le sanzioni storiche contro Cina e Iran, il rapimento di Maduro in Venezuela, il genocidio in Palestina e i massacri e gli sfollamenti in Libano.
La retorica genocida non è nuova per il carattere dell’imperialismo. Tuttavia, dopo due anni di normalizzazione del genocidio, il presidente del paese più armato del mondo può dire “un’intera civiltà morirà stanotte”, un bambino di 18 mesi può essere torturato davanti ai suoi genitori, e centinaia di bambini in età scolare possono essere massacrati in pochi minuti, e il mondo si limita a guardare.
Nelle sue risposte estreme e irrazionali, gli Stati Uniti e Israele stanno mostrando debolezza. La guerra contro l’Iran, che procede senza una strategia chiara, mostra l’estrema fragilità dell’imperialismo occidentale. Siamo a una svolta storica in cui l’imperialismo è oberato e le sue contraddizioni vengono esposte sempre di più. La complicità dell’Italia nel genocidio a Gaza è stata dimostrata dai dati che abbiamo trovato, e abbiamo prove consistenti che il capitale globale non si sente più vincolato dai quadri del diritto internazionale che esso stesso ha stabilito.
Questa disperazione e la crisi dell’imperialismo rendono necessaria la repressione interna, che si materializza attraverso i DDL Sicurezza e una sorveglianza intimidatoria estesa. Ma il movimento anti guerra sta crescendo e dobbiamo cogliere questo momento per opporci allo spostamento dello Stato italiano verso una guerra generalizzata. Dobbiamo favorire la collaborazione trasversale tra le forze politiche, sviluppare il nostro movimento per fermare il perseguimento della guerra imperialista e rendere le autorità statali italiane responsabili della loro partecipazione al genocidio.
La Palestina è stata per decenni il laboratorio della repressione globale. Le tecniche e le tecnologie usate sui palestinesi sono condivise e scambiate con l’Italia. Abbiamo prodotto questo dossier e lo presentiamo oggi per fornire un mezzo diretto per opporsi all’imperialismo qui in Italia. È ironico vedere le dichiarazioni di Trump che definiscono l’Iran un “tigre di carta”, quando l’Iran è quasi completamente autosufficiente nella propria catena di approvvigionamento militare. In confronto, la nostra ricerca mostra come la rete logistica sovraccarica e satura che fornisce armi a Israele sia oberata e vulnerabile.
Questo lavoro e il lavoro di Embargo non sono un fine a sé stesso, ma un mezzo attraverso cui sviluppare la nostra stessa lotta contro l’oppressione e l’ingiustizia, in solidarietà con la lotta per una Palestina liberata. Infatti, nonostante le ripetute rassicurazioni pubbliche del Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui l’Italia avrebbe limitato le esportazioni di armamenti verso Israele, questa ricerca rivela una realtà sostanzialmente diversa. Una fitta rete di aziende italiane, enti collegati allo Stato e infrastrutture logistiche hanno consegnato a Israele almeno 416 spedizioni di carattere militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante provenienti dall’Italia – quantitativi confermati attraverso registri di spedizione che rappresentano probabilmente solo una frazione della reale portata dei trasferimenti.
Il dossier è stato redatto per mettere in luce le contraddizioni tra le dichiarazioni pubbliche rilasciate dal governo italiano e dai suoi rappresentanti e la realtà delle spedizioni internazionali inviate a sostegno del genocidio in Palestina. Le informazioni contenute nel dossier sollevano serie preoccupazioni riguardo all’attuazione e all’applicazione degli obblighi giuridici esistenti. Nel mettere in luce queste contraddizioni speriamo di rafforzare il movimento per un embargo bilaterale: infatti non è sufficiente concentrarsi solo sulle armi esportate in Israele – le relazioni economiche che sostengono il complesso militare-industriale israeliano, dal carburante che alimenta i suoi carri armati agli strumenti di precisione che mantengono i suoi aerei da combattimento, devono essere intese come operanti in entrambe le direzioni. Sia delle importazioni che delle esportazioni verso Israele.
Abbiamo strutturato il dossier in modo da evidenziare i dettagli di spedizioni specifiche provenienti da tutta Italia, anche tramite una MAPPA INTERATTIVA. Abbiamo descritto in dettaglio i nodi di trasporto chiave che sono essenziali per questa catena di approvvigionamento e la diffusione della complicità in tutta Italia attraverso infrastrutture logistiche e di trasporto su larga scala. Infine, concludiamo il dossier elencando gli obblighi giuridici che l’Italia ha nel quadro del proprio diritto costituzionale, ma anche del diritto europeo e internazionale.
Tra i dati più preoccupanti che abbiamo scoperto nel corso della nostra ricerca si trovano le seguenti sezioni:
Le spedizioni di armi provenienti dalle diverse regioni d’Italia sono descritte in dettaglio nel dossier che copre l’intero territorio nazionale. È significativo che la regione che emerge come principale snodo dei trasferimenti militari sia la Lombardia, la quale, nel periodo 2023-2025, ha effettuato 214 spedizioni. I principali snodi di trasporto sono stati l’aeroporto Malpensa (Milano) e, via mare, i porti di Genova, Ravenna e Venezia. Il principale responsabile di forniture è stato Leonardo SpA, che ha inviato oltre 140 unità di hardware a Elbit Systems e Mobius Protection Systems. Queste spedizioni includono hardware strutturale pesante, componenti di munizioni e apparecchiature di sorveglianza.
Dal Lazio sono state effettuate 24 spedizioni tra novembre 2023 e giugno 2025. Queste spedizioni coinvolgono direttamente lo Stato italiano e le istituzioni militari: l’Aeronautica Militare e la sua unità d’élite delle forze speciali – il 17º Stormo Incursori – hanno facilitato la consegna di armi e componenti informatici a Orion Advanced Systems, uno dei principali fornitori di spolette per l’Aeronautica Militare
israeliana. Il trasporto aereo è stato gestito attraverso gli scali di Roma Fiumicino (FCO) e Milano Malpensa (MXP) tramite vettori quali EL AL, ITA Airways, Lufthansa e Poste Air Cargo, mentre il trasporto marittimo ha utilizzato i porti di Salerno e Genova. Una parte significativa di questa attività ha riguardato componenti elettronici di alta precisione e hardware aerospaziale. Aziende con sede a Roma, tra cui Elettronica S.p.A. (Gruppo ELT) e Almaviva S.p.A., hanno fornito sensori, gruppi radar e torrette di disturbo a Elbit Systems e Israel Aerospace Industries (IAI) per l’impiego in sistemi di guerra elettronica e di elaborazione dei segnali. Nel settore aerospaziale, Leonardo S.p.A. e Sicamb S.p.A. hanno fornito componenti aeronautici e materiali elettronici, mentre D. Marchiori S.r.l. ha esportato set di test per dati aerodinamici alla divisione Unmanned Aerial Systems (UAS) di Elbit. Questa divisione è responsabile dello sviluppo e della produzione di varie piattaforme senza pilota, tra cui la famiglia di droni aerei Hermes e il sistema senza pilota Seagull. Questi set di test sono strumenti standard del settore, utilizzati per la calibrazione di precisione dei sistemi di controllo di volo e pitot-statici, necessari per la prontezza operativa.
Inoltre, ci teniamo a sottolineare che la spedizione e il trasferimento di petrolio greggio e gasolio dall’Italia a Israele forniscono il carburante necessario per sostenere le operazioni militari israeliane, in particolare le invasioni terrestri e l’espansione degli insediamenti. Una rivelazione scioccante è stata la scoperta di spedizioni di petrolio greggio e gasolio verso Israele nascoste grazie alla disattivazione o alla manipolazione dei transponder AIS (sistema di identificazione automatica) delle navi. In totale ci sono oltre 224 chilotonnellate di carburante provenienti dall’Italia. L’importanza di questa catena di fornitura, sia di carburante che di armi, non risiede solo nel sostegno che fornisce al settore militare ed energetico israeliano, ma anche nel modo in cui il commercio militare sostiene l’economia israeliana. Sia le forniture ai produttori militari israeliani che gli acquisti da essi effettuati fanno la base di l’infrastruttura che consente a Israele di testare, perfezionare ed esportare tecnologia militare “testata sul campo” contro i palestinesi.
Per questo motivo riteniamo che l’unica soluzione sia un embargo bilaterale.
Aggiungiamo che, un altro elemento fondamentale di questo contesto è costituito dalle spedizioni indirette attraverso gli Stati Uniti, di cui è chiave, la partecipazione di Leonardo a programmi di produzione internazionali, come il programma F-35. Le divisioni Elicotteri ed Elettronica di Leonardo, compresa la filiale di Montevarchi, fanno parte di più ampie catene di fornitura multinazionali legate alla produzione di elicotteri. Il 30 gennaio 2026 il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha approvato una possibile vendita a Israele di elicotteri AH-64E Apache e relative attrezzature per un valore di 3,8 miliardi di dollari. Anche in questo caso vi è un coinvolgimento diretto dello Stato in queste vendite e nel relativo supporto: il 30,2% delle azioni di Leonardo è detenuto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano – lo Stato è il maggiore azionista: influenza diretta sulle decisioni principali.
Ribadiamo, la portata della complicità che abbiamo scoperto è enorme. L’aeroporto di Roma Fiumicino ha smistato spedizioni provenienti da 8 diverse regioni e da produttori chiave, tra cui Leonardo; Fiumicino era secondo solo a Milano Malpensa nel ruolo di smistamento di armi verso Israele. Malpensa è il principale hub italiano per il trasporto aereo di merci e smista spedizioni che includono parti aerospaziali, componenti idraulici ed elettrici, polveri metalliche infiammabili, adesivi chimici e forniture relative ad armi e munizioni. Destinate principalmente a Elbit Systems e alle sue controllate. In questi due aeroporti siamo stati informati dai lavoratori sindacalizzati della presenza di un’agenzia di sicurezza e sorveglianza, la ICTS, la cui società è stata fondata da ex membri dello Shin Bet; ciò dimostra ulteriormente l’intreccio degli interessi italo-israeliani in materia di difesa e sicurezza.
Ora riguardo al trasporto via mare; dall’ottobre 2023 sono state registrate almeno 22 spedizioni di natura militare dai porti marittimi italiani, 18 delle quali destinate a Elbit Systems. La maggior parte
delle spedizioni è stata caricata nei porti di Ravenna e Genova, a dimostrazione dell’importanza dell’attività di mobilizzazione osservate in questi porti nell’ultimo anno. Tra queste spedizioni figurano 44 pallet di giubbotti antiproiettile della Polizia di Stato. Sebbene, rispetto alle esportazioni dall’Italia che transitano per gli aeroporti, il numero di esportazioni via mare sia molto inferiore, i porti italiani fungono da punti di carico chiave per gli hub di trasbordo delle spedizioni provenienti da altri paesi: Gioia Tauro – spedizione di acciaio di grado militare verso Israele, un trasbordo dalla R.L Steels and Energy Ltd di Daulatabad, India – trasportato allo stabilimento della IMI Systems. Questo parla di una spedizione osservata nel dicembre 2025; recentemente abbiamo visto una spedizione dello stesso tipo che, grazie alle recenti mobilitazioni a Gioia Tauro, hanno visto alcune navi trattenute nel porto.
A seconda delle responsabilità giuridiche esistenti, l’Italia è uno Stato parte del Trattato sul commercio delle armi, adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 2 aprile 2013.
Ai sensi dell’articolo 6, uno Stato parte non può autorizzare alcun trasferimento di armi convenzionali (oggetto del Trattato) se, al momento dell’autorizzazione, è a conoscenza del fatto che le armi verranno utilizzate per commettere genocidio, crimini contro l’umanità o gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra del 1949. Nella sua ordinanza del 26 gennaio 2024 relativa a Gaza, la Corte internazionale di giustizia ha riconosciuto l’esistenza di un “rischio reale e imminente” di atti di genocidio a Gaza. Il decreto è vincolante per gli Stati terzi che sono parti della Convenzione, come l’Italia. Legge italiana n. 185 del 1990 vieta il transito di armamenti verso paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali e dei diritti umani.
Risulta quindi opportuno considerare le affermazioni della Meloni, secondo cui l’autorizzazione alle spedizioni sarebbe stata sospesa a partire dal 2023, discutibili, se non completamente false. Inoltre, di fronte alla realtà delle stime ufficiali di più di 80.000 morti in Palestina, almeno 1.000 morti in Iran, almeno 1.000 morti in Libano e oltre 800.000 sfollati, la rassicurazione che le licenze precedentemente autorizzate rimanessero soggette a una revisione caso per caso – con il rifiuto dell’esportazione se ritenute suscettibili di essere utilizzate nella “crisi in corso” – è offensiva. Tutte le licenze sarebbero dovute essere annullate. In questo, i tentativi del governo di apportare modifiche alle Legge n. 185/1990, attualmente all’esame della camera dei deputati, sono proposte per ridurre la trasparenza nel controllo dei trasferimenti di materiali militari, limitando il ruolo della società civile, e riducendo il livello di chiarezza e precisione finora previsto nello stilare e consegnare una relazione annuale relativa ai trasferimenti di materiali militari approvati dallo Stato.
Ci chiediamo quindi: Chi si prenderà la responsabilità delle omissioni e false dichiarazioni riguardanti le spedizioni di armi ad israele? chi sarà responsabile di aver supportato e sapendolo, complice di genocidio, permesso tali spedizioni anche dopo il 7 ottobre? Il governo continua a cercare di mettere a tacere chi continua a porre queste domande anche sotto le limitazioni e gli attacchi che vengono lanciati su chi parla e lotta per una palestina libera – ed è per questo che solo le mobilitazioni e la solidarietà, una presa di posizione davanti ad un potere che vende guerra per parlare di pace, sono il motivo per cui abbiamo stilato questo dossier. Una risposta politica ad una politica che mente e nasconde, complice di genocidio.