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materiali Sabotiamo la guerra e la repressione

Sabotiamo la guerra e la repressione_testi convegno

I testi del convegno che si è svolto il giorno 8 febbraio a Viterbo verranno pubblicati mano a mano che questi saranno disponibili.

…. “Ora, se voi pensate che la categoria di “terrorismo” è sempre più utilizzata anche per indicare le manifestazioni, come abbiamo visto dopo gli scontri dello scorso 31 gennaio a Torino; se pensate che si sta parlando sempre più disinvoltamente di «terrorismo di piazza», categoria molto cara a Salvini e alla Lega… capite dove stanno andando a parare questi signori. Sto dicendo che ci metteranno tutti in 41-bis dopodomani? No, sto dicendo però che anche il 41-bis potrà rientrare sempre più spesso in una panoplia repressiva che usa una grande varietà di mezzi contro antagonisti e rivoluzionari e crea già grossi impedimenti. E che verrà quindi usato come massima minaccia contro chi non si rassegna a questo stato di cose: verso chi continuerà a lottare adottando anche forme più radicali, visto che le altre saranno sempre meno permesse. Questo, ovviamente, se non ci metteremo in mezzo. Con la lotta per Alfredo nel 2022-23 e con quella per le compagne rinchiuse all’Aquila nel 2019, abbiamo dimostrato che è possibile. Quindi che fare?…”


“Il movimento sionista è, guarda caso, la base del la razzializzazione, l’Apartheid classista. Perché pure il cosiddetto odio verso i poveri è un “Apartheid razzista”, per cui il dispositivo securitario aumenta e si approfondisce sulle classi subalterne e si autoassolve sulle classi dominanti. Per cui i tipici reati delle classi dominanti vengono tutti depenalizzati, i tipici, tra virgolette, reati delle classi dominate vengono tutti appesantiti, vengono su tutti inasprite le pene. Questo è il concetto di sionizzazione. Il concetto di sionizzazione è dare il via libera al fatto del nuovo neocolonialismo.”..
Siamo passati, questo veniva detto all’inizio, siamo entrati nella fase dello “Stato di guerra e polizia”, dello “Stato di guerra e polizia” qua, non in Palestina, per cui in questo senso il nostro “che fare?” sarà condizionato da questa consapevolezza. Non si tratterà più di supportare la Resistenza palestinese che eroicamente resiste nella Palestina occupata. Qui ci sarà da organizzare la nostra Resistenza. Qui dove viviamo…”